Vitamina D e le sue eccezionali proprietà curative

Scritto il

Vitamina D

La vitamina D in realtà è un potentissimo ormone steroideo liposolubile che viene prodotto quando la nostra pelle viene colpita dalla luce solare (raggi UVB) e viene poi attivato a livello di fegato e reni.
Dopo le recenti scoperte in ambito medico alla sua carenza sono state collegatate una maggiore incidenza di cancro, attacchi cardiaci, sclerosi multipla, malattie autoimmuni, disturbi mentali, Alzheimer, ipertensione, osteoporosi, autismo ed altro ancora.

Quindi questa sostanza non è utile soltanto per l’assorbimento e la fissazione del calcio nel tessuto osseo. Dopo le scoperte fatte dal dott. Holick nel 1998 si è acquisito che mantenere livelli di vitamina D nell’organismo al di sopra dei 50/60 ng/ml non solo è la premessa necessaria per proteggere l’apparato osteoscheletrico e prevenire manifestazioni come l’osteoporosi, ma aiuta anche a sostenere le capacità cognitive come la memoria e la lucidità mentale, a regolare la risposta immunitaria, a prevenire alcune forme di cancro (17 tipi di tumore in totale), prevenire malattie a livello cardiocircolatorio.

Dalla dieta possiamo ricavare solo piccolissime quantità di D3. Rimanendo l’esposizione al sole la fonte migliore per garantirsi livelli ottimali di vitamina D, per chi ha difficoltà a stare all’aria aperta può essere opportuno valutare l’uso di integratori alimentari.

In questo articolo esporrò solo quattro dei numerosissimi benefici che questo prezioso nutriente può apportare per una salute migliore.

1. Cancro e  Vitamina D

Riporto solo alcuni dei numerosi studi clinici condotti in ambito internazionale sulla relazione tra cancro e vitamina D:

Studio Goodwin su cancro al seno e vitamina D, Canada (Toronto): su 512 donne con diagnosi di cancro al seno seguite per oltre 11 anni, il 76% che presentava una carenza di calcidiolo (25D) aveva il 73% di probabilità in più di morire di cancro al seno. Le donne che partivano con livelli normali di 25D avevano l’83% di possibilità in più di sopravvivere senza che il tumore di diffondesse.

Cancro ai polmoni e vitamina D (studio pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health – 2008): il risultato è stato che con un’integrazione ad alte dosi di D3 su pazienti (oltre 15.000 tra il 1964 e il 2000) affetti da tumore ai polmoni il tasso di sopravvivenza è tre volte superiore.

Studio C. Fuchs su cancro al colon e vitamina D (Boston 2008): studio condotto su 1.900 uomini, è stata mostrata una riduzione del 47% nel rischio relativo di cancro al colon con un’assunzione di D3 di appena 680 UI al giorno.

cancro alla prostataCancro alla prostata e vitamina D: con un’assunzione di 2000 UI di D3 al giorno per 21 mesi a uomini con cancro metastatico alla prostata, si è verificata in media una riduzione del 50% del PSA (antigene prostatico specifico).

 

 

Ecco come la vitamina D agisce in maniera preventiva e terapeutica nei confronti di patologie di tipo neoplastico:

  • Alti livelli di vitamina D favoriscono la regolazione dell’apoptosi, ossia la morte cellulare programmata, indispensabile per evitare la riproduzione incontrollata delle cellule tumorali;
  • La vitamina D aiuta le cellule cancerose a differenziarsi e specializzarsi verso gli organi corrispondenti;
  • La vitamina D controlla a livello genetico la proliferazione cellulare;
  • La vitamina D previene l’angiogenesi, ovvero il nutrimento delle cellule cancerogene per via sanguigna;
  • La vitamina D inibisce la diffusione di metastasi.

2. Più vitamina D per restare incinta

Appropriati livelli circolanti di 25D incidono sulla sfera sessuale femminile, ottimizzando le probabilità di una gravidanza. Al contrario, ad un’insufficienza di tale ormone oltre ad interferire con lo sviluppo del feto, sono associati a una maggiore incidenza di aborti spontanei.vitamina D e fertilità

Dal momento che anche qualità e motilità spermatica sembrano influenzati dai valori della vitamina D, l’ottimizzazione dei suoi livelli sierici, portandoli vicino ai 90-100 ng/ml si pone come una strategia utile, naturale e a basso costo per massimizzare le possibilità di concepimento nelle coppie subfertili.

3. Ridurre il rischio di attacchi cardiaci con la vitamina D

L’influenza di tale sostanza su tutto l’apparato cardiocircolatorio è confermato da molti studi clinici, tra cui lo Studio americano Health Professionals Follow Up Study su vitamina D e rischio di attacco cardiaco, condotto dall Dott. Edward Giovannucci (1994-2004): eseguito su oltre 51.000 uomini tutti operatori sanitari di sesso maschile, lo studio ha mostrato che con una carenza di 25D (valori in media sui 15 ng/ml) c’era un rischio maggiore del 209% di attacco cardiaco, con livelli di 25D sui 10 ng/ml il rischio era del 70% in più!

4. Sostenere il sistema immunitario

Alcuni ricercatori dell’Università di Copenhagen (studio pubblicato sulla rivista Nature Immunology) hanno scoperto che la vitamina D è cruciale per l’attivazione del nostro sistema immunitario : senza di essa, le cellule T non sono in grado di reagire e combattere le infezioni più gravi che minacciano l’organismo.
Nell’agosto 2016, uno studio giapponese pubblicato sulla rivista specializzata Clinical Nutrition ha diffuso una scoperta sorprendente: tra le persone non vaccinate contro l’influenza, quelle con livelli normali di vitamina D si ammalano più raramente di chi ha invece livelli bassi.
Altri studi hanno evidenziato come il rischio di contrarre un raffreddore in chi è carente di vitamina D è più alto del 40 percento rispetto a chi ne assimila a sufficienza. Nei bambini giapponesi, la somministrazione di vitamina D ha ridotto del 40 percento il rischio di ammalarsi.

COME ESPORSI AL SOLE PER FARE IL PIENO DI VITAMINA D
Che un’esposizione prolungata ed eccessiva al sole e magari senza le giuste protezioni faccia male lo sappiamo fin troppo bene: dermatologi e medici da tutto il territorio nazionale e non solo hanno esageratamente fomentato la paura del sole e del melanoma (un tumore maligno della pelle). Un vero paradosso, dal momento che si è scoperto che la vitamina D, oltre ad avere innumerevoli qualità per la salute, è utile anche contro il melanoma.
Appare evidente trovare il giusto equilibrio tra protezione ed esposizione solare.

Il nostro corpo produce D3 grazie alle radiazioni UVB (e non UVA, che sono invece responsabili di stress ossidativo, invecchiamento e danneggiamento della pelle).
I raggi UVB a contatto con la pelle convertono il 7-deidrocolesterolo presente a livello ipodermico in D3 (colecalciferolo), che a sua volta viene trasformata in 25D dal fegato, e successivamente nella forma attiva 1,25D (calcitriolo).

Molti sono i fattori che influenzano la produzione endogena di vitamina D: la latitudine (il picco si raggiunge all’equatore), l’altitudine, l’ora del giorno, le condizioni meteorologiche (le nuvole possono ridurre drasticamente la quantità di radiazione che arriva alla superficie terrestre, specialmente di UVB), vitamina d e protezionel’inquinamento atmosferico, il colore della carnagione (chi ha la carnagione chiara produce più vitamina D di chi ha la pelle scura), la superficie del corpo esposta, l’età (la capacità di sintetizzare vitamina D grazie al sole diminuisce con gli anni) e persino l’indice di massa corporea (o, meglio, la quantità di grasso: più ce n’è, meno efficiente risulta la produzione di vitamina D).

 

Ecco una guida pratica sulla corretta esposizione al sole per massimizzare l’autoproduzione di vitamina D senza correre rischi per la nostra salute.

A. In quale periodo dell’anno è possibile sintetizzare vitamina D?
In Italia (al 41° parallelo) da maggio fino a ottobre.

B. Per quanto tempo bisogna esporsi al sole senza protezione?

Dopo aver considerato tutti i parametri e fattori sopra elencati, la metà del tempo che impiegheremmo per abbronzarci.

C. In quali ore del giorno l’esposizione è più efficace?
Dalle 10 alle 15.

D. Quali parti del corpo lasciare scoperte?
Principalmente gli arti, ma possibilmente anche tutto il resto.

E. Va usata la protezione solare?
Ogni caso è soggettivo, quindi salvo condizioni e problematiche particolari, potremmo mettere la protezione dopo i primi 20-40 minuti a pelle scoperta.

Un’ultima precisazione: le radiazioni UVB, responsabili della produzione di vitamina D, non penetrano attraverso i vetri (mentre gli UVA sì), quindi prendere il sole dietro i vetri di una finestra o il parabrezza dell’auto non fa produrre al corpo questo importantissimo ormone.